Posted by on 12/10/2015

Quando insegno yoga ai miei studenti, spesso noto che portano tensione nel loro corpo durante posizioni che richiedono maggiore sforzo. Allora gli insegno che e’ importante abbandonare le tensioni, affinche l’energia vitale fluisca dentro.

Li’ dove c’e’ tensione o compressione,  l’energia non scorre e si stagna, provocando varie problematiche. Per comprender questo, notiamo quanti germi o batteri ci sono in un’acqua stagnante che non si muove, piuttosto che in un fiume in cui le acque scorrono. Possiamo notare che la presenza di batteri e’ notevole nell’acqua stagnante, poiche’ l’energia non scorre e non ripulisce questi batteri. Nella stessa maniera anche dentro di noi si presenta lo stesso processo: quando abbiamo la tendenza a contrarci, non solo fisicamente, ma anche mentalmente o emotivamente, creaiamo malattie. Quindi, la volonta’ e lo sforzo di abbandonare queste tensioni portano notevole miglioramento nel corpo, nella mente e nel Se’.

L’abbandono si puo’ percepire nell’apertura e nell’ espansione poiche’ dove lo spazio fisico o mentale e’ ampio, non c’e’ contrazione. E’ per questo motivo che suggerisco sempre di allungare ogni parte del corpo, poiche’ in quest’allungamento la posizione diventa piu’ facile e piu’ salutare nel tempo. Le posizioni yoga rappresentano i diversi momenti della vita. A Volte la vita e’ piu’ facile e piacevole, altre volte e’ piu’ impegnativa e richiede maggiore sforzo. In entrambi I casi e’ importante trovare l’abbandono e la consapevolezza dentro di noi.

Abbandono vuole dire lasciare andare cio’ che ci e’ nocivo e portare dentro di noi cio’ che e’ positivo. E’ una scelta consapevole, che richiede uno sforzo poiche’ l’energia materiale tendenzialmente ci porta verso la contrazione, chiusura, attaccamento, sofferenza e paura. Quando uno si identifica troppo col corpo e quindi con la materia questi sono alcuni dei risultati inevitabili.

La materia e’di per se’pesante. E’ un’energia che porta verso il basso. Quando invece un individuo riesce a trovare una dimensione piu’ sottile rispetto a quella del corpo, cresce e si evolve, poiche’  la dimensione spirituale e’ leggera di natura. Quando uno si identifica maggiormente con la materia, l’abbandono diventa piu’ difficile, ma quando si arriva al Se’ piu’ profondo, la leggerezza e l’espansione che fa parte del Se’, permette all’abbandono di manifestarsi con naturalezza. Quando uno non si identifica col corpo e quindi neanche con la mente o le emozioni, ma semplicemente li osserva con distacco, non c’e’ l’attaccamento e quindi non c’e’ chiusura o contrazione ma c’e’ solo quell’osservazione consapevole che ci permette di abbandonarci.